Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Un cammino spirituale: Ultimo monte



Quinto incontro
L’ultimo monte
Cammino spirituale per giovani

Abbiamo percorso insieme un lungo cammino che ci ha fatto attraversare il “territorio” misterioso e affascinante del Vangelo di Matteo. Questa ultima tappa è forse la più suggestiva. Tutto il cammino percorso infatti, si è sempre meglio indirizzato verso questa parte conclusiva del Vangelo: la Passione e la Risurrezione.

Se chiedessimo a chiunque quale sia il monte della Passione, ci sentiremmo senza dubbio rispondere:”Il monte Calvario”. ma se leggiamo con attenzione i vangeli, il Calvario non è mai definito un “monte”.
Anche Matteo che dà grande importanza alla simbologia dei monti, non definisce mai così il Calvario.

L’archeologia discute ancora se la localizzazione tradizionale del Calvario, quello che il Vangelo chiama “luogo del cranio” (in latino = calvaria), sia esatta.
È comunque certo che non si trattava di un monte, ma al massimo di un rialzo nel terreno subito fuori della città di Gerusalemme, lungo le mura erodiane. Gesù non è stato crocifisso su un monte alto ed imponente, ma probabilmente su uno sperone di roccia, circondato da scarichi edilizi, alto a sufficienza perché chi entrava in città potesse vedere i suppliziati e trarne ammonimento, sul metodo “spiccio” con cui i romani amministravano la giustizia in Giudea.

Non è chiaro come si sia iniziato a parlare di Monte Calvario, certo è che Matteo non indica nel Calvario uno dei suoi monti, con tutta la rilevanza simbolica che poteva avere questa designazione.
Matteo apre la sua Passione con il Monte degli Ulivi e chiude il suo Vangelo con un misterioso Monte di Galilea dove Gesù fissa un ultimo appuntamento ai suoi discepoli.
Questa scelta si comprende bene nell’intero racconto della Passione di Matteo, dove l’evangelista ha la costante preoccupazione di spingere avanti lo sguardo del lettore. Il monte della Passione sarà dunque non tanto il Calvario, ma quell’Ultimo Monte verso il quale Gesù indirizza i suoi discepoli, per un incontro già anticipato fin dalla notte dell’ultima cena.
Il Monte degli Ulivi e quell’Ultimo Monte sono dunque uniti nelle parole di Gesù, come l’inizio e la fine della Passione.

E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il Monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». (Mt 26, 30-32)

È verso questo monte, da cui partirà l’annuncio del Vangelo per il mondo intero, che Matteo spinge il nostro sguardo. Nel suo Vangelo la croce sarà una porta aperta verso la risurrezione e verso la missione che Gesù affida ad ogni credente.
Con questa tensione verso la risurrezione dobbiamo leggere dunque la Passione secondo Matteo.

La ricerca esegetica ha da tempo messo in luce che la narrazione della Passione è la parte più antica della tradizione evangelica. Si tratta di un racconto scritto molto presto per conservare il ricordo del significato e dei particolari dell’evento. Gli evangelisti, a partire da Marco, hanno cercato di tramandare intatto questo racconto originario, con pochissime aggiunte e personalizzazioni. Proprio per questo è interessante leggere la Passione confrontando tra loro i Vangeli ed in particolare Matteo e Marco. È chiarissimo infatti che Matteo aveva davanti agli occhi il Vangelo di Marco e che se ne discosta, o lo amplifica, solo per dire cose che ritiene importantissime. Cercheremo dunque di meditare con attenzione il racconto della Passione di Matteo, lanciandoci aiutare dal confronto con Marco.

La Passione secondo Matteo

Ogni evangelista ha sempre un suo modo di narrare e sue particolari preoccupazioni, ma questo è soprattutto evidente nei racconti della Passione, il cuore di ogni Vangelo.
Marco ad esempio, si rivolge ad un lettore che ancora non crede e si preoccupa di condurlo pian piano a riconoscere, in quell’uomo che muore in croce, il Figlio di Dio.
Marco vuole che giungiamo ai piedi della croce e diventiamo credenti come il Centurione:

Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!». (Mc 15, 39)

Matteo non si rivolge invece ad un ascoltatore qualsiasi, ma ad una comunità cristiana credente, che ha già lungamente riflettuto su Gesù e che vuol approfondire e chiarire la sua fede. Il suo Vangelo è dunque diretto ad una esperienza simile alla nostra.
A Matteo sta soprattutto a cuore mostrare che non c’è frattura fra AT e NT, ma compimento, e che la Chiesa è la continuazione dell’ Israele fedele, che ha saputo seguire Dio piuttosto che i suoi capi invidiosi e corrotti.
Per questo sottolinea molto spesso il tema del compimento delle Scritture, accanto a quello della chiara conoscenza da parte di Gesù di tutto quanto avviene.
Egli entra nella Passione ben sapendo che cosa lo aspetta e non come una vittima ignara.
Matteo vuol dunque condurci in una meditazione attenta di come Gesù muoia per noi secondo le Scritture, obbedendo al Padre, con piena coscienza e libertà.


Nella tua vita…
Fin dall’antichità la meditazione della Passione è stata considerata il primo fondamento della crescita spirituale del cristiano. Cerca di pregare spesso con questi bellissimi brani evangelici.

Il testo di Matteo si suddivide agevolmente in 6 episodi:

L’arresto 26, 47-57
Il processo giudico 26, 57-27, 10
Il processo romano 27, 11-31
Il calvario 27, 32-61
La sepoltura 27, 62-66
Il numero 6 in ebraico è simbolo di imperfezione, di attesa di compimento: la Passione non è dunque un discorso completo secondo Matteo, è infatti necessario considerare i racconti della risurrezione come la settima e conclusiva parte della Passione.

L’arresto di Gesù

Entriamo dunque nella Passione guidati da Matteo, avendo gli occhi puntati su Gesù, ma al tempo stesso scorrendo le pagine dell’Antico Testamento.

E Gesù gli disse (a Giuda): «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. (Mt 26, 50)

Fin da queste prime battute e dal loro contesto, traspare come il testo evangelico faccia una chiara allusione al salmo 55.

Se mi avesse insultato un nemico, l'avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario,
da lui mi sarei nascosto.
Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente;
Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici,
ha violato la sua alleanza.
Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra;
più fluide dell'olio le sue parole,
ma sono spade sguainate. (Sal 55, 13-14. 21-22)

Allo stesso modo è possibile leggere tutta la narrazione di Matteo. Nulla si svolge fuori del misterioso ma onnipotente disegno del Padre, nulla avviene senza che Gesù sia cosciente e padrone di continuare a scegliere liberamente la passione e la croce. Per ottenere la svezza non sono vie percorribili, né la violenza, né il miracolo che lascia spazio alla collaborazione umana.

Scopriamo il Vangelo …
Per continuare questa lettura basta seguire le citazione a margine o in nota, ormai presenti in ogni buona edizione del Vangelo. In modo particolare Matteo cita Isaia 55. 42. 53. ecc.
Questa lettura della Passione alla luce della Bibbia, non è stata una “trovata” teologica di Matteo. Molti indizi nei vari Vangeli sostengono infatti la convinzione che sia stato Gesù stesso a leggere la sua Passione alla luce dell’AT.
Proprio quando il mondo sembra andare lontano da Dio, dalla Sua guida Gesù ci ricorda che è indispensabile il ritorno alla Sua Parola come luce al nostro cammino.
È proprio questa luce che manca ai discepoli. Essi non vengono ritratti da Matteo così vigliacchi come in Marco, infatti colpiscono con la spada quanti vogliono catturare Gesù e questo, date le circostanze era un chiaro atto di coraggio. Ciò che li mette però in fuga, è il disorientamento provocato dal comportamento di Gesù.
I discepoli non sanno leggere nella Passione e nella croce il piano di Dio, vi vedono soltanto una umiliazione e una sconfitta. È quella stoltezza della croce che Paolo faticherà a far comprendere ai primi cristiani a cui annuncerà il Vangelo.
I discepoli per primi si sono scandalizzati della Croce e secondo Matteo anche noi li avremmo sicuramente imitati , se non fossimo stati guidati dalla Parola di Gesù e dalla luce che ora abbiamo come comunità cristiana, grazie alla risurrezione e la dono dello Spirito Santo.
Dobbiamo quindi leggere questa prima pagina della Passione come un misto di umiltà e di gratitudine.

Nella tua vita…
Meditare sulla Passione è scoprire che noi non saremo certo migliori di quanti hanno crocifisso Gesù, se la grazia dello Spirito Santo non ci donasse luce e forza per compiere il bene.

Il processo davanti ai Giudei

Gesù, catturato e legato come un normale delinquente comincia a confrontarsi con la giustizia umana, una giustizia che a nome di Dio e a nome della ragion di stato, in perfetta correttezza esteriore lo condannerà a morte.
ma quanta falsità ed ipocrisia si cela spesso dietro una giustizia troppo umana, che si crede onnipotente. Il processo a Gesù è un processo nel quale il Signore da imputato si trasformerà in Giudice.

Matteo divide più nettamente di Marco lo svolgimento della Passione in due processi: quello davanti ai Giudei e quello davanti a Pilato, inserendo in mezzo l’episodio del suicidio di Giuda. Inoltre dà un risalto tutto particolare al processo giudaico, ponendo al centro della nostra attenzione la domanda del Sommo Sacerdote.

Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».
«Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo ».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «E' reo di morte!».

La domanda cruciale viene introdotta da un solenne scongiuro pronunciato dalla più alta autorità religiosa dell’AT. Ciò che Gesù risponderà merita dunque grande attenzione.

La risposta di Gesù ha una sfumatura diversa in Matteo rispetto a Marco; Gesù non dice infatti “Io lo sono”, ma “Tu l’hai detto”, rimandando alle parole del Sommo Sacerdote, quasi a segnare una differenza nel comprendere cosa voglia dire essere il Messia, tra la sua interpretazione e quella dei Giudei.
Anche in Matteo come in Marco c’è uno stridente contrasto, tra la grandezza della rivelazione fatta da Gesù ed il trattamento che gli viene inferto dagli sgherri, non certo degno del Messia.

Gesù il Messia, il Salvatore inviato da Dio, ma la via che percorrerà è del tutto inaspettata, è una via di fedeltà nella sofferenza, di amore che non si lascia spegnere dall’umiliazione e dal rifiuto. Una via del tutto diversa da quella della gloria e della potenza dei progetti umani.

Nella tua vita…
Il processo a Gesù ci offre una occasione di meditazione sulla giustizia umana ed i suoi profondi limiti. Anche noi spesso ci atteggiamo a giudici del prossimo …

Prima di passare al processo davanti a Pilato, Matteo inserisce l’annotazione sul suicidio di Giuda e soprattutto sul prezzo del sangue (Mt 27, 3-10) che viene pagato e che restituito permette l'acquisto di un campo. Matteo centra l'attenzione non tanto sulla morte di giuda, come può apparire a prima vista, ma sul tema del contratto col traditore e soprattutto del prezzo del sangue. Tutto questo fornisce una prova legale ed evidente sulla iniquità del processo, Giuda stesso proclama prima di morire, e quindi con una sincerità indubitabile ho tradito il sangue innocente.

Questa insistenza sul tema del prezzo del sangue, ha fori reminescenze antico-testamentarie, il tema del “giusto venduto” è infatti molto diffuso nella Bibbia a partire dalla storia di Giuseppe (Gn 37)
Matteo mostra con chiarezza che si sta compiendo il piano di salvezza di Dio predetto dalle Scritture.
Da ultimo il campo del vasaio diventa una memoria del crimine tangibile e verificabile fino ad oggi conclude Matteo.

Il Sangue di Gesù, versato per noi, è solo l’ultima goccia di quella lunga scia di dolore innocente che segna la storia della Salvezza.
Nella Bibbia sangue e vita sono sinonimi, per questo appare chiara l’insistenza di Matteo: Gesù si è venduto per noi, per riscattarci dal peccato e dal male. Vita per vita.

Il processo davanti a Pilato

Il processo - giudizio di Gesù procede con speditezza. Per noi è il Signore Gesù che viene giudicato, ma per i protagonisti del Vangelo, e per Pilato in particolare, non era che uno dei tanti umili ed oppressi dalle mille ingiustizie quotidiane della storia.

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. (Mt 27, 11-12)

Il silenzio di Gesù è il silenzio di tanti “senza voce”. Gesù è solidale con tutti i sofferenti, soprattutto gli umiliati e offesi.
Matteo compone il racconto in maniera un po’ diversa da Marco aggiungendo alla scena di Barabba l’intervento della moglie di Pilato e la scena del lavaggio delle mani che evoca nuovamente il tema antico-testamentario del sangue innocente.
La storia si svolge tra due personaggi fondamentali: Pilato da una parte e la folla dall’altra, ambedue sottoposti a pressioni. Pilato è influenzato dal positivo influsso della moglie, mentre la folla è sottoposta al malefico influsso dei Sommi Sacerdoti. Pilato cerca di instaurare in dialogo con la folla, ma questa si rifiuta di dialogare. Allora cerca di scuoterli con un gesto significativo: si lava le mani del sangue innocente e la folla risponde con un gesto di automaledizione, chiedendo che il sangue ricada su di essa. In questo contesto ricco di simboli appare chiara la funzione della moglie di Pilato: da una parte abbiamo la donna pagana che intercede per il giusto condannato dall’altra abbiamo la Città di Gerusalemme che ne chiede la crocifissione.

Matteo legge nello svolgimento così semplice e quotidiano dei fatti un ricco valore simbolico, un grande confronto in atto: il contrasto tra la vecchia e la nuova Gerusalemme.
Nell’AT infatti la città di Gerusalemme, città di Dio, era rappresentata come una donna. Questa simbologia torna anche nel NT per rappresentare la nuova città di Dio, la Chiesa, che è spesso rappresentata da una donna, solitamente Maria. Qui abbiamo una donna pagana simbolo della Chiesa, che si schiera con Gesù, mentre l’antico Israele si schiera con Barabba.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. (Mt 27, 19-20)

Nella tua vita …
Questo confronto è evocativo di una situazione frequente nella nostra vita: molto spesso ci viene chiesto di scegliere fra Gesù e Barabba, e questo “Barabba” è fatto dalle mille cose che riempiono la nostra vita e ci fanno svendere il nostro rapporto con Dio.

Il Calvario

Il Calvario è il punto più alto del racconto della passione anche se, come abbiamo visto, non è “un monte”. Un tema che Matteo collega con i suoi monti è comunque presente, anzi, è centrale: quello dell’alleanza tra Dio e l’umanità, una nuova alleanza stipulata con il sangue di Cristo. Come Gesù aveva profeticamente annunciato nell’Ultima Cena. Allora Gesù aveva preannunciato anche il rinnegamento di Pietro e l’abbandono di tutti i suoi, che ora diventa evidente.
Mentre uscivano incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Si mone, e lo costrinsero a prendere su la croce di lui. (Mt 27, 32)
Questa semplice scena, che apre la salita al Calvario, rientra in quei particolari storici che il Vangelo riporta con precisione. La passione e morte di Gesù non è un mito, ma un fatto storico tragicamente reale. Eppure un lettore abituato dall’Antico Testamento a far attenzione ai nomi e ai simboli, non può non restare colpito. Dietro Gesù c’è un uomo che lo aiuta a salire il calvario, che lo aiuta a portare la croce, è “Simone”, ma non è Simon Pietro, ed è costretto a seguire Gesù.
La solitudine di Gesù traspare ancora di più su questo sfondo di abbandono.
È l’abisso della sofferenza che Gesù è venuto a condividere: la sofferenza di chi soffre dal solo.

Nella tua vita …
La sofferenza abbandonata è quella che come cristiani ci interpella più direttamente. Nessuno può sentirsi escluso dall’impegno di alleviare, se non la sofferenza, almeno la solitudine e l’abbandono.

Il testo dell’Antico Testamento a cui Matteo fa chiaro riferimento per leggere la morte di Gesù, è il Salmo 22. è la stessa folla che lo deride a citare il salmo: ha confidato in Dio, lo liberi ora se gli vuol bene (sal 22, 9).
È la Parola di Dio usata come arma per ferire ed accusare il Giusto. Ma Gesù non accoglie questa provocazione e trasforma quelle offese in preghiera.
Sulla croce Gesù inizia a morire pregando il salmo 22 dal suo inizio; la parola si fa grido, la preghiera si fa invocazione e quasi protesta, ma il dialogo con il Padre non si chiude neppure di fronte ad una morte ingiusta che il Padre stesso chiede al Figlio.
La croce è la rivelazione dell’unico modo in cui si può affrontare il dolore e la morte da cristiani: pregando.
Per questo possiamo contemplare Gesù che muore ascoltando il salmo con cui ha sostenuto la sua preghiera: un salmo che significativamente si chiude con una luce di speranza. Un salmo che getta una luce profetica su moltissimi eventi che circondano la croce e la risurrezione, fino alla missione della Chiesa.

Il salmo della croce

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza»: sono le parole del mio lamento.
Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo.
Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele.
In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati;
a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi.
Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico».
Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano, poiché l'angoscia è vicina e nessuno mi aiuta.
Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan.
Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce.
Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere.
E' arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto.
Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita.
Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele; perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.
Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano:
«Viva il loro cuore per sempre».
Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni.
A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno: «Ecco l'opera del Signore!».


La sepoltura di Gesù

Tutto sembra però finito.
Certo Matteo ci narra che la morte di Gesù scatena eventi cosmici e la parola “resurrezione” comincia ad apparire nel Vangelo,
Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. (Mt 27, 51-53)

Mala tomba viene chiusa e i Farisei si accertano che nulla possa cambiare questo stato di cose. Non si possono però mettere i sigilli alla resurrezione, ne seppellire la speranza quando è stata riposta in Dio.

Matteo oppone con chiarezza il gruppo dei farisei a quello dei discepoli, da una parte ola chiesa appena nata si presenta come in attesa della risurrezione, mentre fdall’altra l’antivo Israele cerca di opporvisi con tutti i mezzi, cosciente che la risurrezione decreterà l’inizio della nuova epoca e la fine definitiva dell’antica alleanza. Nel suo racconto meglio che in Marco si esprime con chiarezza il legame tra la passione, che annuncia la stipula della nuova alleanza nel sangue di Cristo, e la risurrezione che la suggella definitivamente presentandosi come la conferma del Padre all’offerta del Figlio.

È risorto

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E' risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. (Mt 28, 1-8)

La risurrezione è un evento così grande nella storia della salvezza che la parola di Dio dimostra un sovrano timore e rispetto nel parlarne.
Il Vangelo non descrive la risurrezione, ma ci offre delle testimonianze e Matteo presenza anche delle testimonianze “al negativo”. In definitiva infatti, tutti i maneggi dei farisei per nascondere le “prove” della risurrezione (Mt 28, 11-15) non fanno altro che confermarne il fatto e la sua rilevanza.
Testimonianza iniziata in positivo con quella delle donne, ed “in negativo” con quella delle guardie.
Matteo sottolinea due reazioni molto diverse, spavento e timore, ma non dicono la stessa cosa: questi testimoni hanno sperimentato e confermato che nella risurrezione di Gesù ha operato Dio con tutta la sua potenza.

Lo spavento: è nella bibbia il sentimento che provano gli empi di fronte a Dio (Sap 5, 2: Sir 22, 22).
Il timore: è invece il sentimento attribuito dalla tradizione biblica agli amici di Dio.
È un turbamento pieno di ammirazione e di meraviglia. I servi fedeli di Dio provano un sentimento di indegnità di fronte alla grandezza e alla santità di Dio, che di profondo rispetto per Colui da cui si sentono sorretti e guidati.

Ogni elemento di questo racconto è prezioso e denso di valore simbolico, vale la pena di iniziare a leggere con attenzione questo Vangelo.

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana …

Una settimana è appena terminata, un’altra comincia. Il tempo dell’Antico Testamento è ormai completato ed ha origine un tempo nuovo, una nuova creazione, una nuova alleanza. Il sabato, che rappresentava simbolicamente la legge e l’alleanza, si è computa con la vita, la morte e la risurrezione di Cristo.
Peri Giudei, e Matteo scrive il suo Vangelo per dei cristiani che vengono dal giudaismo, il giorno ha inizio con l’apparire della prima stella della sera precedente. È dunque quando la notte comincia a scendere che le donne si incamminano verso il sepolcro.
La notte ha una rilevanza simbolica notevole nella tradizione biblica. Il Targum parla di 4 grandi notti che segnano la salvezza di Israele.
La prima notte è quella in cui Dio crea la luce, il primo giorno della settimana della creazione.
La seconda notte è quella in cui Abramo attende che il Signore confermi solennemente la promessa di una posterità numerosa come le stelle del cielo, è la "notte" della salita al monte Moriate, la notte della fede nella quale Abramo cammina per andare ad offrire il proprio figlio.
La terza notte è la notte dell'Esodo, la notte in cui gli ebrei celebrano la Pasqua nel lasciare l'Egitto, e la notte in cui attraversano il Mar Rosso. È la notte della vittoria sulle tenebre e sul male.
La quarta notte era quella in cui Israele viveva costantemente: la notte dell'attesa della venuta di Dio come Messia, come Salvatore, per stabilire il regno di Dio sulla terra.

Mentre descrive il cammino delle donne nelle tenebre della notte con questo alto sottofondo simbolico. Ciò che stava avvenendo attorno al sepolcro di Cristo ha a che vedere con l’immenso potere di Dio: potere di dio creatore, potere di Dio suscitatore di speranza e legato in alleanza col suo popolo, potere di Dio atteso dalla speranza di Israele, dalla speranza di tutti gli uomini di buona volontà.
Una speranza che manifesti il potere di Dio come luce che squarcia le tenebre del male. È sorprendente trovare al centro di questo quadro grandioso due donne, e tra queste una ex peccatrice. È ancora una volta testimoniata la maniera di agire di Dio che sceglie in modo inaspettato, ribaltando le convenzioni umane. Dio guarda al cuore e queste donne sono state testimoni oculari della morte di Gesù; esse ancora più vicine degli apostoli alla croce, esse che non hanno abbandonato il Signore nel momento del dolore, giustamente “debbono” essere le prime a gioire dell’annuncio pasquale.


Nella tua vita…
Dio è all’opera nel mondo con tutta la sua potenza per la nostra salvezza. Questo è il primo messaggio che giunge dalla resurrezione.

… un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa …

L’angelo che appare è l’indizio chiaro che Dio stesso deve comunicare all’umanità qualcosa di cruciale, ciò che le donne vedono fa eco chiara alla grande visione di Daniele (7, 9-15).
Era la visione della definitiva vittoria di Dio sul male, compiuta con il protagonismo chiaro del “figlio dell’Uomo”, che viene sulle nubi del cielo e davanti a Dio riceve la potenza la gloria ed il regno.

Quella pietra, simbolo del male che si illudeva di rinchiudere Gesù nella morte e negli inferi è vinta da Dio che attraverso il suo angelo annuncia la sua vittoria.
Non è qui è risorto!
Il mondo vecchio, quello della morte e del peccato che trionfavano su tutto è vinto. Ormai il mondo nuovo di Dio è offerto a tutti. Esse erano partite nella notte per compiere un gesto di estrema tenerezza verso un morto, verso “ciò che restava” di Gesù, ed ora scoprono che stanno vivendo la fine della quarta notte, la notte dell’attesa salvezza perché la salvezza è giunta e Dio l'ha manifestata loro in tutta la sua luce.

… presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti …

Questa luce non può restare nascosta, è una città costruita su un monte e non si può metterla sotto il moggio, come una fiaccola va messa sopra il lucerniere perché faccia la luce a tutti quelli che sono nella casa. Le donne dunque debbono andare a portare agli apostoli questo “Vangelo”. Saranno loro poi che lo porteranno fino ai confini della terra.

… con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio si suoi discepoli …

Nel loro timore c’è tutta la coscienza della grandezza di questo annuncio, che sorpassa infinitamente ed al tempo stesso la gioia semplice del magnificat, di coloro che sanno, pur restando umili, che Dio ha fatto grandi cose in loro.
E Gesù risorto comincia subito a fare grandi cose: l’appuntamento è in Galilea. Era la terra dei pagani, la terra del peccato e della lontananza di Dio.
Gesù risorto va ad attaccare il male direttamente nel suo covo.
Dopo aver vinto la morte, Gesù non ha più confini, il suo potere si estende ormai sull’universo ed il Vangelo deve essere annunciato soprattutto dove c’è più bisogno: non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Nulla è finito con la morte di Gesù, anzi siccome tutto in Galilea era cominciato, ora tutto nuovamente ricomincia e proprio dalla Galilea.

Nella tua vita …
Spesso i momenti più brutti della vita, quelli che sembrano segnare la sconfitta di Dio, sono quelli in cui comincia un nuovo inaspettato cammino di speranza.

Incontrare il risorto

Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo:”Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi,
Gli presero i piedi e lo adorarono.

Le donne, che hanno dato la piena adesione di fede alla parola dell’angelo ricevono da Gesù, in premio di questa fede, una sua apparizione diretta, la prima apparizione del risorto.

È Gesù che ha la chiara iniziativa di questo incontro. La saluta, mostrando che il legame con loro, momentaneamente interrotto dalla morte, riprende ormai anche se in modo diverso. Esse lo riconoscono e si prostrano piene di fede davanti a lui, come avevano fatti i Magi di fronte al bambino di Betlemme. (Mt 2, 10-11)
È sempre lo stesso Gesù, il Figlio unigenito del Padre, che esse ora abbracciano ai piedi in segno di devozione e affetto insieme.

C’è una continuità di affetto verso Gesù ed insieme la coscienza di una nuova condizione. Gesù è sempre colui che con loro ha condiviso tre intensi anni di vita, ma è anche il Signore, il giudice del mondo, il vincitore assoluto sul male e sulla morte. In questo mistero di confidenza e venerazione d’ora in poi si stabilirà il nuovo rapporto della Chiesa con il Risorto per tutti i secoli, un nuovo e sconvolgente rapporto con Dio tipico dei cristiani che lui farà accusare addirittura di bestemmia, da parte sia dei giudei che dei pagani.

… andate a dire ai miei fratelli .

Gesù conferma questa sensazione rinnovando la loro missione agli apostoli, ma usa per loro un nuovo termine:”fratelli”

Questo termine che al tempo di Matteo con buona probabilità era gia classico entro la comunità cristiana per designare i credenti, indica l’inizio del nuovo tempo della Chiesa. Tutta la tenerezza ed il legame fra Gesù e i suoi, non è sospeso, anzi è approfondito e rafforzato dal loro pentimento e dal perdono sovrabbondante che Gesù offre loro.

Li chiama fratelli, che è di più di quanto il Maestro avesse mai concesso ai suoi discepoli, ma è anche l’annuncio che ora la sua presenza è diversa. È la presenza spirituale del risorto in mezzo alla nuova comunità dei fratelli, una comunità chiamata a portare il Vangelo fino ai confini del mondo. Essi devono mettersi in cammino verso il compimento di questa missione, questo è l’annuncio che le donne sono chiamate a portare ai fratelli.

I sommi sacerdoti si riunirono allora con gli anziani e deliberarono …

Dopo questo bellissimo crescendo sul mistero della salvezza, Matteo sembra avere una caduta di tono, che appare un vero e proprio crollo. Si discute infatti una polemica con i giudei che accusano i discepoli di aver rubato il corpo di Gesù. non si tratta di un errore della composizione del Vangelo. Matteo infatti usa questo passaggio per illustrare il rifiuto della verità che gli avversari di Gesù continueranno a portare avanti per tutto il tempo della Chiesa.

Anche di fronte al cuore del Vangelo c’è e ci sarà sempre chi negherà. La risurrezione d’altra parte, e Matteo lo mette bene in chiaro, non è una evidenza, ma richiede sempre un atteggiamento di fede per essere colta. Ogni spiegazione razionale che cerca di “provare” la fede, lascerà sempre spazio ad obiezioni, altrettanto razionali ed apparentemente altrettanto credibili.
Matteo attraverso questi capi giudei indica come spesso sia più facile “uccidere” Gesù una seconda volta, rifiutando la testimonianza di fede della Chiesa che accetta la sua risurrezione, che ne fa il Signore, l’unico Signore del mondo e quindi anche della nostra vita. È il vecchio peccato di Adamo, non accettare che Dio sia il suo Signore, che si manifesti di nuovo.

Nella tua vita …
L’opposizione alla fede, anche proditoriamente orchestrata come un complotto, è da tenere in conto nella vita della Chiesa, e non certo un segno di debolezza di Dio.

Quell’ultimo monte

Matteo conclude il suo Vangelo con un racconto molto solenne, sull’ultimo monte del cammino evangelico, il monte fissato da Gesù per l’inizio di una nuova e perenne comunione con Dio.

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt 28, 16-20)

In quest’ultimo monte l’umanità incontra Dio in Gesù ed è un incontro che non ammetterà più separazioni. Questo monte dice che tutto il Vangelo di Matteo ha avuto come obiettivo di indicare la via della comunione perenne con Dio, una comunione che si realizza soltanto attraverso una comunione con Gesù risuscitato nella forza dello Spirito Santo.

Mai come in questo caso il monte ha un valore simbolico nel Vangelo di Matteo. La Galilea simboleggia chiaramente l’apertura al mondo pagano (Is 4, 12-16).
Il monte lo abbiamo lungamente visto nel corso del nostro cammino è il luogo dell’incontro e della comunione con Dio. In questo ultimo monte, Matteo riassume tutti i monti del suo Vangelo. Ogni esperienza di incontro con Dio non è stata altro che una preparazione di questa esperienza definitiva: incontrare Dio in Cristo risorto e presente nella sua Chiesa, in mezzo all’assemblea dei suoi fratelli.

È dall’incontro con il risorto che traiamo la forza di vincere la tentazione, perché è lui che ha vinto definitivamente il male. È dall’incontro con il risorto che le Beatitudini diventano una realtà e non una utopia, perché la vittoria che Gesù annuncia per i poveri si è realmente compiuta.
La preghiera trova nel risorto la via privilegiata per entrare in comunione con il Padre, la Chiesa si sente chiamare Comunità di fratelli.
Il pane, comunicazione di vita e di vita eterna, trae la sua forza dall’incontro con il risorto. È con il suo corpo risorto che noi facciamo “comunione”.
Questo incontro che era stato prefigurato nella trasfigurazione ed ora la nostra speranza di vita eterna ha in Cristo risorto la concretezza di una prova. “La vita eterna esiste e noi l’abbiamo veduta e l’annunciamo” diranno i discepoli.
È questo Signore risorto, che giudica non solo la città di Gerusalemme dal monte degli ulivi, ma giudica il mondo intero e porta alla chiara divisione fra chi lo accoglie e diventa parte dei fratelli e chi lo rifiuta e cerca di ucciderlo anche nella fede e non solo nella carne. ma il Risorto non può essere ucciso, perché ha definitivamente vinto la morte. L’annuncio del giudizio è dunque annuncio di speranza e di salvezza.

… alcuni però dubitavano …

I discepoli si prostrano dinanzi a Gesù esprimendo finalmente la loro fede, anche se pur in questo gesto ci sono alcuni che dubitano. Matteo sottolinea per l’ultima volta che la fede è il luogo dell’impegno ed insieme del dubbio. La fede non cancella la fatica del credere, l’impegno costante di uscire dal dubbio verso la luce della risurrezione. ma questo dubbio non spaventa Gesù che continua a confidare in questi uomini, che restano poveri e dubbiosi anche se illuminati dalla risurrezione e dalla potenza dello Spirito del Risorto.
Gesù continua nonostante questa debolezza a confidare a noi e a loro l’immensa missione della evangelizzazione del mondo.
È infatti nel corso del cammino di annuncio che essi giungeranno giorno per giorno a vincere la sfida della fede.
Non è con una fede adulta che si annuncia il Vangelo, ma è con una fede in crescita che si annuncia e l’annuncio fa crescere la fede.

… mi è stato dato ogni potere …

Gesù ha avuto da Dio ogni potere, la sua vittoria non è simbolica, è reale, la salvezza è certa ed i cristiani debbono andare ad annunciare il vangelo con l’ottimismo di chi sa che Gesù ha vinto il mondo. È in base a questa vittoria che veniamo inviati, non a vincere noi, ma a contemplare la grandezza di Dio che appare nei cuori, vincendo il male.
Più che annunciatori o lottatori, siamo chiamati a farci contemplativi della grande opera di Dio, a celebrarla attraverso il battesimo.
Tutti gli uomini sono chiamati con il battesimo ad entrare nella comunità dei fratelli per vivere in comunione con Dio in Cristo. Qui comincia la salvezza, con questa carica piena di speranza che siamo chiamati a portare. Ciò che l’angelo aveva promesso nell’annuncio a Giuseppe all’inizio del Vangelo ora si compie: Gesù è il Dio con noi (Mt 1, 21).
Gesù è Dio con noi, in lui la comunione con Dio diventa una realtà.

Per continuare il cammino

Stimoli per una riflessione

Cosa vuol dire credere nella risurrezione?

  • Credere alla risurrezione di Gesù è credere che Dio ha approvato tutta la vita di Gesù: le sue parole ed azioni.
Gli ha dato ragione e perciò il cammino unico che conduce a Dio e alla comunione con lui è quello percorso da Gesù. il vero volto di Dio è quello che Gesù ha rivelato: un Dio pieno di tenerezza che perdona sempre gratuitamente, un Dio che non punisce, ma corregge con amore, un Dio che ci chiede di vivere come Gesù e che si impegna al nostro fianco nella lotta contro il male.
  • Dio ha proclamato e rivelato solennemente che Gesù è l’unigenito, Dio come il Padre. Dio con noi. Dio si è dunque realmente fatto uomo, ed ha perciò tanto amato l’umanità che continua ad amarla. Il Dio incarnato è il massimo di tutta la storia dell’amore di Dio per l’umanità segnata dall’alleanza.
  • La morte è ormai vinta, non è più la fine della vita, ma solo la fine di una maniera di vivere, il passaggio, la nascita verso un nuovo modo di vivere.
  • Il Cristo risorto è ormai vivo, è presente anche se invisibilmente, attraverso lo Spirito. Continua ad agire, a perdonare, a raccogliere i figli di Dio dispersi, perché questa è la primaria missione che ha ricevuto dal Padre e che continua a portare a compimento nella storia dell’umanità.
  • Credere nella risurrezione vuol inoltre dire credere che abbiamo gia in noi la vita eterna, la vita terrestre infatti e la vitacee Dio ci destina nell’aldilà, non sono delle realtà estranee l’una dall’altra. Non si tratta di ri-creazione, quella che ci attende è una risurrezione. La vita che Dio ci promette possiamo cominciare a viverla gia da ora perché gia da ora possiamo vivre in comunione con lui.
  • Siccome Dio ha vinto il male, la storia del mondo è salvata. Il peccato non avrà mai l’ultima parola. Ci saranno nuovi cieli ed una nuova terra, dove non ci sarà più il fallimento, la sofferenza o l’errore. Nonostante le apparenze il mondo è in un cammino positivo verso la salvezza.
  • Quelli che noi chiamiamo morti, sono in realtà i viventi. Essi continuano ad esistere: sono in Dio (1 Cor 5, 8). Stanno per risorgere, sono inseriti vitalmente nel grande processo della risurrezione. Una risurrezione che è gia iniziata con Gesù, ma che non sarà realizzata che alla fine dei tempi in forma piena, quando l’ultimo uomo supererà la soglia della morte.
  • Credere nella risurrezione di Gesù, infine, dice che l’eternità, il cielo, il regno di Dio sarà fatto di dono e accoglienza. Siccome solo ciò che è amore supera la soglia della morte ed entra nell’aldilà, il cielo sarà la condivisione di tutto quello che è stato amore nella nostra vita. Noi saremo alla fine aperti non soltanto all’amore infinito di Dio, ma anche all’amore degli altri.

La luce della Parola

Il nostro cammino si è concluso, ma non si deve concludere il tuo cammino di incontro con la Parola.
Rileggi attentamente, meditando con calma, tutto il ricchissimo racconto della Passione e Risurrezione. Il cammino fatto ti aprirà ogni volta in modo più pieno il tesoro senza fondo del Vangelo.
Il mio augurio è che tu sappia essere un vero Scriba del Regno di Dio, che non si accosta mai alla Parola con distrazione, ma sempre con fede e spirito di preghiera, sa far tesoro delle esperienza passate ed aprirsi alla luce ed alla novità dello Spirito che parla nei cuori.
Non ti resta che riaprire il Vangelo di Matteo dall’inizio e ricominciare di nuovo il cammino da Nazareth di Galilea dove tutto ebbe inizio.

Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.
(Mt 13, 52)



  1. Primo incontro: Siamo venuti per adorarlo
  2. Secondo incontro: Le Beatitudini
  3. Terzo incontro: La Trasfigurazione
  4. Quarto incontro: Il monte degli Ulivi
  5. Quinto incontro: Ultimo monte


     Riflessioni a cura di Qumran.net
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