Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 2 febbraio 1016 (Candelora)

 Presentazione del Signore, festa.
Antifona d'ingresso
Il Signore nostro Dio verrà con potenza,
e illuminerà il suo popolo. Alleluia.


PRIMA LETTURA (Ml 3,1-4)
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 23)
Rit: Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

SECONDA LETTURA (Eb 2,14-18)
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 2,30.32)
Alleluia, alleluia.
I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,22-40)
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Forma breve (Lc 2,22-32):

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Commento
a cura di

Cresceva, si fortificava, pieno di sapienza e di grazia.

L'episodio della presentazione di Gesù al Tempio è pieno di personaggi e rappresenta una antologia di tutti i misteri contemplati nell'Incarnazione e nella Natività. Gesù si reca alla casa del Padre dove incontra Simeone che, spinto dallo Spirito Santo, preannuncia la Passione e la Resurrezione di Cristo e il suo piano eterno di salvezza. Nell'ultima espressione di San Luca, abbiamo anche l'umanità di Gesù, che cresce; abbiamo l'umanità di Maria che partecipa alla Passione di Cristo; abbiamo l'umanità di Giuseppe che provvede a formare con Gesù e Maria una famiglia terrena, luogo e palestra di crescita spirituale ed umana, così oltraggiata in questi ultimi tempi. In poche parole vediamo un legame unico tra il Figlio e la madre; vediamo anche la loro diversità. Maria è la piena di grazia; la creatura prescelta per essere il tabernacolo vivente del Cristo, Figlio del Dio vivente, è salutata così dall'angelo. Una legame naturale e soprannaturale unisce Maria con Gesù. Un legame che si rafforza proprio nel tempo, nel quale Gesù, umanamente, cresceva e si fortificava nella famiglia di Nazareth. Gesù, che non è stato informato dalla Grazia, ma ha la grazia per natura; in Lui e nella sua preesistenza non vi è predestinazione e non vi è scelta; nella sua natura Divina, Egli è l'artefice della grazia che saprà donarci con la sua Morte e Resurrezione. Gesù è la Sapienza incarnata ed eterna e che nella sua umanità, pieno di sapienza, crescerà e si fortificherà nell'amore di famiglia che lo ha accolto nella fede. Il vangelo di oggi ispira la bella esortazione di San Giovanni Paolo II: «famiglia, diventa ciò che sei!».

Presentazione di Gesù al Tempio.
Simeone ed Anna in Gerusalemme sono i primi a riconoscere il Messia.

Quando pensiamo alla nascita di Gesù, ci vengono in mente gli angeli, i pastori, i Magi, la stella e questo perchè gli angeli portarono l’annuncio ai pastori e la stella guidò i Magi verso la grotta di Betlemme. Ma ci sono personaggi che pur non avendo ricevuto segni particolari, hanno riconosciuto nel bambino il Messia. Ricordiamo in particolare i due grandi “vecchi”, citati da Luca nel racconto della presentazione di Gesù al tempio, Simeone ed Anna
Queste due persone non fanno parte di alcun gruppo particolare, non politico nè religioso. Quello che li accomuna è una grande fede in Dio e l’attenzione per le Sacre Scritture in particolare per le parole dei profeti.
Entrambi, alla vista di Gesù nel tempio, prima lodano Dio per aver mantenuto fede alla promessa e poi pronunciano parole profetiche. Non hanno ricevuto segni, l’annuncio gli è giunto per altre vie, essi hanno potuto intenderlo perchè la loro vita è stata tutta una preparazione a questo evento.
Ed ora dopo aver visto con i loro occhi la salvezza possono annunciarla al mondo. Soprattutto Anna che va in giro a parlare del bambino e a presentarlo come il Messia atteso da tempo. Anna, insomma, è la prima divulgatrice della Buona Notizia e si può considerare un’anticipatrice degli Apostoli.
Anche noi, oggi, non riceviamo segni visibili, non sentiamo i cori degli angeli che annunciano l’evento, non una stella luminosa appare nel cielo ad indicarci la strada, ma fortunatamente, abbiamo una guida molto preparata: il Vangelo. Le parole che vi sono impresse vengono da Dio, esso deve essere come la stella cometa. Deve essere quella luce che illuminando tutto intorno a noi, dirada le tenebre e ci fa intendere la “verità”.
Il Vangelo deve essere la nostra forza, il nostro coraggio, quella spinta che ci porta a riconoscere Gesù e a urlare al mondo il suo messaggio di salvezza. Deve essere quella spinta che ci porta a dire:” i miei occhi han visto la tua salvezza,preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti.




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