Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.
Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.
Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.
Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.
Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

1° comandamento: Io sono il Signore Dio tuo non avrai altro Dio di fronte a me

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente".

Io sono il Signore Dio tuo…
Con questa affermazione il Signore si proclama nostro Dio e noi in quanto fedeli e credenti dobbiamo custodire le tre virtù teologali che ne derivano ed evitare i peccati che vi si oppongono, esse sono: la fede, la speranza e la carità.
  1. La Fede comporta l’implicita accettazione dell’esistenza di Dio e respinge ciò che le è contrario come, ad esempio, il dubbio volontario, il dubbio involontario, che indica l’esitazione a credere e la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede e l’incredulità cioè la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. L’eresia cioè l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; l’apostasia cioè il ripudio totale della fede cristiana; lo scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti».
  2. La Speranza attende fiduciosamente la beata visione di Dio e il suo aiuto, evitando la disperazione e la presunzione. Per la disperazione, l’uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza personale, gli aiuti per conseguirla o il perdono dei propri peccati. Si oppone alla bontà di Dio, alla sua giustizia, il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse - e alla sua misericordia.
    Per la presunzione, l’uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare senza l’aiuto dall’alto), oppure presume della onnipotenza e della misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza conversione e la gloria senza merito).
  3. La Carità ama Dio al di sopra di tutto e respinge: l’indifferenza, l’ingratitudine, la tiepidezza, l’accidia e l’odio di Dio che nasce dall’orgoglio.

NON AVRAI ALTRO DIO DI FRONTE A ME
Questo comandamento proibisce il politeismo, l’idolatria, la superstizione, l’irreligione, l’ateismo, l’agnosticismo, la divinazione e la magia.

Allora pronunciò tutte queste parole:

“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù  non avrai altri dei di fronte a me.  Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.  Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,  ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. (Esodo: 20,1)


Il primo Comandamento vieta di onorare altri dèi, all’infuori dell’Unico Signore che si è rivelato al suo popolo. Proibisce la superstizione e l’irreligione.
La superstizione rappresenta, in qualche modo, un eccesso perverso della religione,
l’irreligione è un vizio opposto, per difetto, alla virtù della religione.

  • La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un’importanza magica a certe pratiche, legittime e necessarie. Anche con la semplice preghiera possiamo cadere nella superstizione, quando ci aspettiamo che la preghiera o i sacramenti compiano il miracolo “materiale” e non teniamo conto delle disposizioni interiori che invece richiedono.
  • L'irreligione i cui peccati principali sono : l’azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia.
    L’azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E’ così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire. Gesù gli oppone la parola di Dio:”Non tenterai il Signore Dio tuo” (dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza.

    Il Sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni  liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave sopratutto quando è commesso contro l’Eucaristia, poichè, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Gesù.

    La Simonia consiste nell’acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all’opera negli Apostoli, Pietro risponde:” Il tuo denaro vada con te in perdizione, perchè hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù:” Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (mt 10,8).
    E’ impossibile appropriarsi dei beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui. “Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente autorità, per l’amministrazione dei sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei sacramenti a motivo della povertà”.L’autorità competente determina queste offerte in virtù del principio che il popolo cristiano  deve concorrere al sostentamento dei ministri della Chiesa. “l’operaio ha diritto al suo nutrimento” (mt 10,10).
Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall’uomo di non credere ad altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l’Unico. La Sacra Scrittura richiama continuamente a questo rifiuto degli idoli che sono “argento e oro, opera delle mani dell’uomo” , i quali “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono…” Questi idoli vani rendono l’uomo vano: Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida” (Sal 115,4-5)

L'idolatria:
“Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;  né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti,  perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te”. (Deuteronomio 18,10).

L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio.C’è idolatria quando l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti di dèi o demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc…”Non potete servire a Dio e a mammona”, dice Gesù (mt 6,24). Numerosi martiri sono morti per non adorare la “Bestia” (cf Ap 13-14) rifiutando perfino di simularne i culto.

L’idolatria respinge l’unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina. La vita umana si unifica nell’adorazione dell’Unico. Il comandamento di adorare il solo Signore semplifica l’uomo e lo salva da una dispersione senza limiti. L’idolatria è una perversione del senso religioso innato nell’uomo. L’idolatra è colui che riferisce la sua indistruttibile nozione di Dio a chiccessia anzichè a Dio.

Dio può rivelare l’avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell’abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L’imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità. Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene “svelino” l’avvenire.

Il primo comandamento vieta tutte le pratiche di divinazione e magia, la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.


Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo fosse anche per procurargli la salute sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.
(dal catechismo della Chiesa Cattolica)

Gesù è venuto per distruggere le opere delle tenebre e del diavolo
 Lo Spiritismo  è una credenza presente fin dall’antichità presso varie culture, secondo la quale gli spiriti dei defunti sopravvivono ai corpi e possono manifestarsi ai vivi, generalmente tramite un medium e con l’aiuto di pratiche specifiche, atte a stabilire tale comunicazione. Tra le pratiche principali dello spiritismo vi sono le sedute spiritiche, riunioni praticate in luoghi appositi o in case private, in cui il medium, aiutato dalla concentrazione dei convenuti, si mette in contatto con uno “spirito guida”, che riferisce i messaggi dei defunti. Durante la seduta si verificherebbero fenomeni di telepatia o chiaroveggenza, episodi estatici o di possessione, o fenomeni fisici, quali la telecinesi o modificazioni della luce e dei suoni.

I pericoli dello spiritismo antico e moderno
Nel chiamare troppo sconsideratamente gli esseri che popolano il mondo invisibile non si sa bene chi sarà a rispondere. Ci sono infatti, accanto alle forze del Bene, anche le forze del Male… In certi casi torbidi e non ben definiti, non si può eliminare qualche « scimmiottatura » del Maligno, di colui che gode nel contraffare il Bello, il Bene e il Vero. Soprattutto quando lo si chiama direttamente o indirettamente. Gli stessi sostenitori dello spiritismo mettono in guardia da questo pericolo. Ad esempio, Léon Denis, uno dei primi teorici, dà questo avvertimento: « Se fate dello spiritismo un uso frivolo, sappiate che diventerete l’inevitabile preda di spiriti mentitori, vittime delle loro insidie e delle loro mistificazioni… ». Infatti, non tutti gli abitanti di queste contrade sono frequentabili.

Dal canto loro, gli esoteristi rincarano la dose: lo spirito disincarnato non è sempre uno spirito puro, ma spesso un semplice residuato, che gli stessi esoteristi chiamano « scorza » del corpo fisico, il « cadavere astrale » simile al preta indiano e all’ob degli antichi ebrei. A fianco dei trapassati che non riescono a decollare dal nostro mondo, ci sarebbero anche coloro che rimangono ostinatamente cattivi. Ed è proprio con queste categorie di basso livello che si entrerebbe più facilmente in comunicazione dal momento che hanno un unico desiderio: continuare a condividere con noi una vita terrena di cui non sono state in grado di liberarsi.


E’ molto pericoloso aprir loro la porta.
« Tutti i mezzi di comunicazione con l’aldilà presentano questo genere di pericolo », afferma Frangois Brune [ teologo studioso entusiasta del paranormale] partendo dalla propria esperienza .Anche le registrazioni magnetiche: « a forza di ascoltare le voci dei morti, si sviluppano a poco a poco alcune doti medianiche e molto spesso si finisce per sentire le voci in diretta, senza aver bisogno del magnetofono. « Allora queste voci arrivano a inseguirvi notte e giorno, facendosi a volte minacciose, fino al punto di provocarvi terribili angosce: un vero e proprio incubo che può spingere i più deboli al suicidio ».
La scrittura automatica rischia di provocare gli stessi fenomeni.
« D’altra parte, anche se gli spiriti con cui si è in contatto hanno già raggiunto un più alto grado di spiritualizzazione, è sempre meglio stare in guardia. Le informazioni che trasmettono non sono sempre da prendersi per-oro colato. Alcuni di loro non sono ancora liberi dagli errori professati in terra. Inoltre, ciascun testimone può soltanto riferire ciò che ha visto nel suo livello spirituale ed è ben lontano dall’aver visto tutto! »
Roland de Jouvenel diceva a sua madre: « Arriverete a comunicare con l’invisibile, ma questo invisibile è così lontano dalla divinítà quanto lo siete voi da una stella…»
Il clima teso di una seduta spiritica fa spesso vacillare la psiche di persone già traumatizzate dalla scomparsa di una persona cara, alienando la libertà di chi si rimette ad altri - gli spiriti - per luminare o addirittura dirigere il proprio presente.
Charcot ha dimostrato come, nell’ipnosi isterica, si assista a volte a «…uno sdoppiamento della personalità. E  la seconda o terza personalità che esprime viene allora ritenuta quella di uno, due, spiriti. Si tratta però di un’illusione pericolosa.Ho avuto l’occasione di constatare di persona come individuo abituato a sdoppiarsi in stato medianico arrivasse, suo malgrado, a farlo spontaneamente senza l’intervento della propria volontà, abbandonandosi a manifestazioni deliranti.»
 
 
 
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