Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 2 agosto 2014

Antifona d'ingresso
Dio sta nella sua santa dimora;
ai derelitti fa abitare una casa,
e dà forza e vigore al suo popolo. (Sal 68,6-7.36)
 
 
Libro di Geremia 26,11-16.24.
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: "Una sentenza di morte merita quest'uomo, perché ha profetizzato contro questa città come avete udito con i vostri orecchi!".
Ma Geremia rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: "Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltate.
Or dunque migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore vostro Dio e il Signore ritratterà il male che ha annunziato contro di voi.
Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto;
ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, attirerete sangue innocente su di voi, su questa città e sui suoi abitanti, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per esporre ai vostri orecchi tutte queste cose".
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: "Non ci deve essere sentenza di morte per quest'uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio".
Ma la mano di Achikàm figlio di Safàn fu a favore di Geremia, perché non lo consegnassero in potere del popolo per metterlo a morte.

Salmi 69(68),15-16.30-31.33-34.
Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici, Signore,
e dalle acque profonde.
Non mi sommergano i flutti delle acque
e il vortice non mi travolga,
l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.

Io sono infelice e sofferente;
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie,

Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 14,1-12.

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.
Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».
Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.
Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!».
Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.
Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode
che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato.
Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data
e mandò a decapitare Giovanni nel carcere.
La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.
I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.


 Meditazione del giorno
Beato Guerrico d'Igny (ca 1080-1157), abate cistercense
3° discorso per la nascita di Giovanni Battista ; SC 202
 
La grandezza di Giovanni Battista
    La grandezza di Giovanni, ciò che l’ha reso così grande fra tutti, è che ha aggiunto a tutte le virtù la più grande di tutte: l’umiltà. Quando lo si considerava al di sopra di tutti, ha riconosciuto spontaneamente e con la premura dell’amore che al di sopra di lui c’era Colui che è il più umile di tutti, e arriva a dichiarare che non è degno neppure di portargli i sandali (Mt 3,11).

    Altri dunque si meraviglino che Giovanni sia stato predetto dai profeti, annunciato da un angelo…, nato da genitori santi e nobili, sebbene anziani e sterili…, che abbia preparato nel deserto la via al Redentore, che abbia ricondotto i cuori dei padri verso i figli e dei figli verso i padri (Lc 1,17), che sia stato degno di battezzare il Figlio, di ascoltare il Padre, di vedere lo Spirito Santo (Lc 3,22), che infine abbia combattuto fino alla morte per la verità e che sia stato martire di Cristo prima della passione di lui, per esserne precursore  fin nel soggiorno dei morti. Altri si meraviglino di tutto ciò…

    Quanto a noi, fratelli, è la sua umiltà che ci è proposta come oggetto di ammirazione, ma soprattutto di imitazione. L’umiltà l’ha portato a non farsi grande, anche se l’avrebbe potuto… Infatti il fedele “amico dello Sposo” (Gv 3,29), che amava il suo Signore più di se stesso, desiderava “diminuire” perché lui crescesse (v. 30).  Il suo impegno era aumentare la gloria di Cristo facendosi lui più piccolo, così da testimoniare col suo comportamento quanto dice l’apostolo Paolo: “Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (2Cor 4,5). 



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