Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 28 settembre 2014

  XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Antifona d'ingresso
Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi
l’hai fatto con retto giudizio;
abbiamo peccato contro di te,
non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti;
ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi
secondo la grandezza della tua misericordia. (Dn 3,31.29.30.43.42)
 


Libro di Ezechiele 18,25-28.
Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, popolo d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?

Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere l'iniquità e a causa di questa muore, egli muore appunto per l'iniquità che ha commessa.
E se l'ingiusto desiste dall'ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso.
Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. »

Salmi 25(24),4bc-5.6-7.8-9.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato.
Ricordati, Signore, del tuo amore,

della tua fedeltà che è da sempre;
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,1-11.
Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,
rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.
Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso,
senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana,
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,28-32.

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.
Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.


O M E L I E
a cura di
Qumran2.net
 don Roberto Rossi 
 Sincerità e coerenza davanti a Dio

La parabola del Vangelo condanna un cristianesimo fatto di parole, di proclami, di professione di fede, ma vuoto di fat­ti concreti e convincenti.
Non bastano le prese di posizione. Alle parole devono seguire le azioni. Alle parole deve seguire la condotta coe­rente e l'esempio personale. Al «Credo» che recitiamo, deve seguire una vita che non lo smentisca clamorosamente!
Scriveva giustamente San Cipriano: «Mostriamo con i fatti ciò che crediamo e diciamo di essere». Quanta incoe­renza ci può essere nella vita cristiana! Ci può essere il cristiano che dice sì a Dio nelle affermazioni di principio, nella difesa delle tradi­zioni religiose, nelle pratiche... ma poi si mostra duro nei confronti del prossimo. Rifiuta il per­dono. Non esita a ferire, a umiliare, a disprezzare, a diffon­dere la calunnia e il pettegolezzo...
Il primo figlio della parabola: Ha detto subito sì, e poi è stato no! Ma proprio il rifiuto ad amare, a rispettare gli altri, an­nulla tutti gli altri sì. Possiamo anche illuderci di lavorare per la Chiesa e nella Chiesa. Ma se non facciamo opere di carità e di verità, il nostro lavoro è inutile. C'è anche il cristiano che bada alla facciata, all'apparen­za, al rispetto delle forme. Ma che nasconde l'opportunismo, il calcolo interessato. E nella nostra società, tante volte, ven­gono premiate proprio queste persone, sempre pronte al sor­riso, all'inchino, all'applauso servile...
Ma, abbiamo sentito le parole severe della prima lettura: «Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?». Per fortuna Dio guarda il cuore!
Per vivere un cristianesimo autentico dovremo praticare quello che dice San Paolo nella seconda lettura: «Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria. Ognuno di voi consi­deri gli altri superiori a se stesso. Non cercate il vostro inte­resse, ma quello degli altri...». E' un cammino importante. C'è un proverbio che afferma: «Chi vuoI fare qualcosa trova un mezzo; chi non vuoI fare nulla, trova una scusa». Non cer­chiamo alibi al nostro impegno! Se non vogliamo vederci sorpassare dai chi si è convertito anche da situazioni difficili e vive con fedeltà e coerenza, è necessario che risvegliamo il nostro modo di vivere la fede.
"Invece di perdere tempo a giudicare, a criticare, a condannare gli altri, rispon­diamo sì a Dio, e invece di muovere la lingua muoviamo le mani e il cuore" (Leonardo Sapienza). «Non avremo mai finito di cominciare ad essere cristiani!» (G. Bessière).

Testimonianza di un sacerdote.
Non ho mai fatto un mistero della mia convinzione che in questo nostro mondo, letteralmente sommerso dalle parole o forse in maniera più vera dalle chiacchiere, solamente la testimonianza di convinzioni più profonde, di sogni e di ideali, hanno qualche probabilità di incidere sulle coscienze. Quando accendo la radio in macchina, c'è sempre qualcuno che parla sugli argomenti più svariati. Talvolta provo invidia a sentire persone che hanno voci piacevoli ed un modo di dialogare scorrevole e suadente, mentre io, non ho né questo né quello, e talvolta mi irrito per tante parole inutili e fatue. Mentre quando colgo qualche testimonianza positiva, quella si conficca sulla coscienza come un chiodo affilato e profondo.
Domenica mattina, nel mio andare tra sacrestia e chiesa, mi accorsi del volto di una persona che conoscevo. Per qualche mese questo signore ci aveva dato una mano ai magazzini. Sapevo che stava cercando un bar da gestire e qualche settimana prima mi aveva informato che aveva cominciato il suo lavoro. Rimasi sorpreso di trovarmelo di domenica in chiesa in attesa della messa. "Come mai, ma non mi aveva detto che aveva cominciato a gestire il locale?" - "Si di certo, ho già cominciato!" - "Ed allora come mai è qua?" - "Mia moglie ed io abbiamo scelto che di domenica teniamo chiuso, sia per il riposo festivo che a motivo delle pratiche di pietà!" Rimasi di stucco. Io prete non mi sarei mai aspettato una risposta che dovrebbe essere la più ovvia e la più scontata per un cristiano e tanto più per un prete!
Il barista faceva festa alla domenica, il giorno in cui molto probabilmente avrebbe potuto guadagnare di più, faceva festa per i motivi di coerenza religiosa!
Il barista che fa festa alla domenica, mi ha fatto più bene dell'ultima enciclica di Papa Benedetto! Così potrebbe essere per lo sport e per tanti altri settori della vita sociale....


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