Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 12 ottobre 2014

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Antifona d'ingresso
Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele. (Sal 130,3-4)



Libro di Isaia 25,6-10a.
Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte, un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti.
Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.
Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte".

Salmi 23(22),1-3a.3b-4.5.6.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,12-14.19-20.
Fratelli, ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.
Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alla mia tribolazione.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

+ Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 22,1-14.

In quel tempo, rispondendo Gesù riprese a parlare in parabole ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.
Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.
Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze.
Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;
altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni;
andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale,
gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì.
Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 
 

O M E L I A
a cura di
Qumran2.net
 
don Roberto Rossi  
"Alla tavola del Signore"

Nel testo del vangelo, Gesù ci dice queste parole: "il regno dei cieli è come un re che fa un banchetto di nozze per il figlio" e manda a chiamare gli invitati: prima alcuni invitati designati, poi, dopo il rifiuto di questi, tutti gli uomini. Il regno dei cieli è un banchetto di nozze; Gesù è lo sposo; Dio Padre, il re della parabola, l'autore e l'origine dell'intero progetto.
Nella parabola del grande banchetto è il re che parla. E' la parola del Signore Dio, una parola che insiste nell'invito, che rimane fedele nel convocare nonostante i ripetuti rifiuti degli uomini e che realizza il suo progetto: "la sala si riempì". La volontà di Dio è volontà di salvezza, che non viene meno di fronte alla mancanza di disponibilità.
Il contenuto dell'invito è espresso con alcune immagini e temi fondamentali. Si tratta innanzitutto di un banchetto. Già nell'antico testamento si parla di un banchetto dell'Alleanza, di un banchetto della sapienza, di un banchetto di comunione con Dio in cui Egli distribuisce i suoi doni di vita eliminando la morte, come ci ha parlato lo splendido testo di Isaia, nella prima lettura.
Il regno di Dio è tutto questo: Dio convoca gli uomini per l'alleanza, che dona la vera sapienza, che crea vita, vincendo la morte. Poi nella vita di Gesù il banchetto richiama la sua comunione di mensa con i peccatori, manifestazione della gratuità della misericordia: questo è il segno specifico del regno di Dio, in Gesù che è venuto a salvare i peccatori.
Si tratta i un banchetto di nozze. Già l'antico testamento ricorda i doni nuziali promessi da Dio alla sua sposa, l'umanità: giustizia, diritto, benevolenza, amore, fedeltà, conoscenza di Dio.
Qui si tratta di un banchetto nuziale che il re imbandisce "per il suo figlio". Gesù è lo sposo e il tempo della sua presenza è tempo di gioia. Gesù dona tutto se stesso, Gesù ci fa conoscere la vita di Dio Trinità, la sua unione perfetta col Padre e con lo Spirito.
La parabola mostra come la chiamata al "banchetto nuziale per il figlio", avviene in una storia di salvezza costellata di ripetuti rifiuti degli uomini e di sempre rinnovata fedeltà di Dio.
Quale il significato della seconda parte della parabola? Il credente deve prepararsi la veste. La veste può significare ciò che Matteo chiama la "giustizia", cioè una vita che cerca di costruirsi in ogni momento secondo Dio.
S. Agostino dice che la veste nuziale è la carità. " - Se non avessi la carità, non sono nulla - " Ecco finalmente la veste nuziale che cerchiamo. Rivestitevi di questa veste, fortunati convitati, se voleste stare con sicurezza al banchetto al quale siete stati chiamati. Non dite che le vostre facoltà non vi permettono di ottenerlo. Per esserne rivestiti non occorre far altro che rivestire i poveri. Fate continuamente opere buone, per avere la veste nuziale e così essa vi liberi dal timore di essere gettati nelle tenebre esteriori. Avete il tempo; approfittatene..."
Nel paradiso di Dio non entreremo senza la carità. Solo se avremo vissuto nell'amore, solo se saremo rivestiti delle opere della carità, sentiremo la voce del Salvatore: "Avevo fame, sete, ero nudo, e tu mi hai aiutato: entra nella gioia del tuo Signore".
Il banchetto eterno a cui il Padre ci chiama è il Paradiso. Noi lo pensiamo secondo la nostra povera immaginazione umana, ma la fede ci dice che il banchetto del Padre soddisferà tutte le nostre aspirazioni, tutti i nostri desideri, ci darà un gioia totale che non avrà mai fine. Non perché godremo di beni materiali, che sono così fragili e ambigui, ma perché saremo immersi nell'amore di Dio.
Dobbiamo pensare di più al paradiso al quale siamo chiamati. I santi e le anime belle ci pensavamo molto, vivevano solo per questo.
Noi siamo molte volte distratti, siamo presi da tanti impegni, abbiamo sofferenze, preoccupazioni, giorno e notte. Non vorremmo dimenticare che una cosa sola è necessaria: accogliere l'amore e l'invito di Dio, giungere e partecipare al banchetto di Dio. E arrivarci con la vesta nuziale della grazia e dell'amore.
 
 
 
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