Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 14 febbraio 2015

 Santi Cirillo monaco e Metodio vescovo, Patroni d'Europa, festa


Le due letture di oggi parlano dell'evangelizzazione a proposito dell'apostolato dei santi Cirillo e Metodio.
Il testo di Isaia parla già di "buona notizia" ed esprime un movimento centripeto verso Gerusalemme; il messaggero annuncia la pace "le sentinelle vedono con i loro occhi il ritorno del Signore in Sion", tutti i popoli guardano la santa città.
Nel Vangelo il movimento è inverso. Gesù invia gli Apostoli nel mondo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura... Allora essi partirono e predicarono dappertutto".
Ci sono dunque due dinamiche diverse nell'AT, si pensa la salvezza come la venuta delle nazioni a Gerusalemme, il centro del mondo, dove si sale al monte del Signore, che attira tutti; nel NT Gerusalemme non è più il centro dell'unità, il "luogo" dell'unità è ora il corpo di Cristo risorto, presente in modo misterioso dovunque sono i suoi discepoli. "Andate in tutto il mondo". Ecco la legge dell'evangelizzazione, senza evidentemente perdere il legame con Gesù, luogo dell'unità di tutti coloro che credono in lui.
U problema per i santi Cirillo e Metodio è stato proprio quello di andare ad altri popoli, malgrado le grandi difficoltà, che non erano solo difficoltà di viaggio (c'erano certamente anche quelle, nel ix secolo), ma difficoltà di rivolgersi a popoli che non erano di cultura greca o latina, i popoli slavi.
Cirillo e Metodio furono veramente pionieri di quella che oggi si chiama "inculturazione", cioè il tradurre la fede nella cultura del paese invece di imporre la propria. Essi tradussero la Bibbia in slavo celebrarono la liturgia in lingua slava, una audacia per la quale furono denunciati a Roma da missionari latini. Venuti dal papa per discolparsi, furono capiti, approvati da lui che, dopo la morte di Cirillo avvenuta appunto a Roma, un 14 Febbraio, consacrò Vescovo san Metodio e lo rimandò nei paesi slavi a continuare la sua opera di evangelizzazione.
Oggi si è preso più coscienza di questo problema che per secoli ha causato incomprensioni, condanne e ritardi nell'evangelizzazione. Ormai ci si rende conto che la fede è separabile da ogni cultura e deve radicarsi in ognuna di esse, come fermento che le impregna del Vangelo.
È un problema non solo di popoli diversi, ma di generazioni diverse: in ogni generazione la fede domanda di essere espressa in modo nuovo.
È sempre la stessa, ma è un fermento di vita che chiede di crescere e di trovare sempre nuove forme per progredire. Proprio Gesù ha paragonato il Vangelo a un seme di senapa che cresce, si trasforma, diventa un albero.
Dobbiamo avere la preoccupazione di andare agli altri e di non obbligarli a uniformarsi alle nostre abitudini, a ciò che noi pensiamo sia il meglio.
Andare agli altri come Gesù è venuto a noi: facendosi uomo, accettando tutto ciò che è umano per farsi comprendere dagli uomini e poterli introdurre nella sua intimità.
San Paolo ci spiega che l'unità è possibile solo nella diversità dove ognuno si esprime secondo la propria vocazione e si adatta agli altri per formare un solo corpo nella molteplicità delle sue membra. Preghiamo allora così: "Padre tu che ami ciascuno di noi come un figlio e vuoi che ciascuno esprima in modo personale il mistero del tuo amore, donaci di accogliere ogni nostro fratello come egli è, perché possiamo tutti rimanere nell'unità del tuo amore".  (LaChiesa.it)

Antifona d'ingresso

Questi sono i santi, amici di Dio,
gloriosi araldi del Vangelo. 
 
Dagli Atti degli Apostoli   (At 13,46-49)

In quei giorni, [ad Antiòchia di Pisìdia] Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono [ai Giudei]: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore:
“Io ti ho posto per essere luce delle genti,
perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.

Sal 116
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.


Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.

+ Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”»

O M E L I A
a cura di
Qumran2.net
  Movimento Apostolico - rito romano  
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

Gesù instaura uno stile nuovo di missione evangelizzatrice. Non manda i suoi nel mondo per dire qualcosa. Li invia invece per dare qualcosa. Essi devono portare nel mondo la pace di Dio. La devono creare. La loro è opera di vera creazione.
Come creano la pace i discepoli di Gesù? Donando lo Spirito Santo, soffiandolo nel cuore di ogni uomo che li accoglie, che vuole essere fatto nuovo. Gli inviati di Gesù sono sempre come il Signore Dio, il Creatore dell'universo, quando si trovò dinanzi a della creta modellata. L'immagine era stupenda. Ma rimaneva sempre creta. Non aveva vita in sé. Dio spirò in essa il suo soffio vitale e la creta divenne essere vivente.
Il discepolo di Gesù non deve modellare la creta. Questa è già dinanzi a lui. È creta secca, indurita dal peccato, contorta dalla concupiscienza, sgretolata dai vizi, annerita dalle passioni, frantumata dalle infinite trasgressioni e disobbedienze alla Legge di Dio. L'inviato di Cristo deve operare in tutto come il profeta Ezechiele. Egli deve soffiare su questa creta arida lo Spirito del Signore e comandargli di rifare l'uomo, ricrearlo, ricomporlo, rimetterlo nella sua vera vita.
È questa la pace che l'apostolo deve dare al mondo intero. Per darla, Gesù lo ha ricolmato dei suoi poteri, lo ha riempito del suo Santo Spirito, lo ha animato con la sua divina carità, lo ha illuminato con la sua verità eterna. Lo ha reso persona nuova. Lo ha fatto pace datore di pace, luce portatore di luce, carità che infonde carità, amore che si consuma perché dalla sua morte sgorghi sempre una nuova vita.
Può dare la pace, se è persona libera, persona cioè che sa solo donare, persona spoglia, povera, umile, che nulla porta con sé. Egli non può portare nulla perché non cada nella tentazione di prendere. Sempre questa tentazione busserà al suo cuore, sempre cercherà di conquistare la sua mente. Ricordandosi che lui nulla potrà portare con sé è obbligato anche a non poter prendere mai nulla.
Se porta, contravviene al suo mandato. Se prende tradisce la sua missione. Non può essere più uomo che porta la pace. Vi è un solo modo di portare la pace: essere obbediente al comando di colui che lo ha inviato. Egli sarà uomo di pace se lui stesso è nella pace e di certo non è nella pace chi ha bisogno di prendere e di portare, affaticando così il suo cammino e creando scandalo in coloro presso i quali è mandato. Loro non sono nella pace perché nella grande guerra di ignoranza. Se neanche lui è nella pace, perché in guerra con i suoi desideri, come farà a dare agli altri la pace? Se lui non è l'uomo nuovo, come potrà sperare di fare nuovi tutti gli uomini. Se lui non è ricolmato di Spirito Santo, mai potrà pretendere di ricolmare gli altri.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Nuova Eva, Madre della Nuova Umanità, aiutaci. Angeli e Santi di Dio, fateci persone libere, povere, umili, semplici.
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