Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 3 agosto 2015

Antifona d'ingresso
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza:
Signore, non tardare. (Sal 70,2.6

 

PRIMA LETTURA (Nm 11,4-15)
Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo.

Dal libro dei Numeri

In quei giorni, gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: «Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna».
La manna era come il seme di coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla, poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta con l’olio. Quando di notte cadeva la rugiada sull’accampamento, cadeva anche la manna.
Mosè udì il popolo che piangeva in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira del Signore si accese e la cosa dispiacque agli occhi di Mosè.
Mosè disse al Signore: «Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo? L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: “Portalo in grembo”, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Da dove prenderò la carne da dare a tutto questo popolo? Essi infatti si lamentano dietro a me, dicendo: “Dacci da mangiare carne!”. Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che io non veda più la mia sventura!».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 80)
Rit: Esultate in Dio, nostra forza.
Il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito:
l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore.
Seguano pure i loro progetti!

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari volgerei la mia mano.

Quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre.
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia.

Canto al Vangelo (Mt 4,4)
Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia.

VANGELO (Mt 14,13-21)
Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


Commento 
a cura di
 
lachiesa.it

La liturgia di oggi ci propone ancora una volta il passo del Vangelo di Matteo riguardante il miracolo della moltiplicazione dei pani, accostandolo alla situazione degli Israeliti nel deserto e all'atteggiamento assunto da Mosè.
Nel deserto gli Israeliti protestano, si lamentano. La dura vita di oppressione vissuta in Egitto si trasforma nel ricordo in una esistenza paradisiaca: "Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle, dell'aglio... Ora non c'è più nulla". Sono obbligati a dipendere ogni giorno dalla porzione di manna che viene loro donata da Dio e questo non li soddisfa. Mosè è quindi costretto ad ascoltare i loro lamenti e, poiché questa situazione costituisce per lui "un peso troppo grave", anch'egli si lamenta: "Mosè disse al Signore: Perché hai trattato così male il tuo servo?". Ed è così abbattuto che chiede di morire: "Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire!".
Passiamo al Vangelo. La folla che ha seguito Gesù non ha il tempo di lamentarsi, perché prima i Dodici e poi Gesù stesso si preoccupano della sua sorte. L'agire degli Apostoli presenta però una certa somiglianza con quello di Mosè: in un primo momento cercano di evitare ogni responsabilità, suggerendo a Gesù di congedare tutta quella gente perché si aggiusti da sola, vada a comprarsi di che mangiare.
Ma Gesù rifiuta questa soluzione: si assume la responsabilità della situazione ed esorta i suoi a fare altrettanto: "Date loro voi stessi da mangiare!". Però manca praticamente tutto: hanno a disposizione soltanto cinque pani e due pesci e la volontà di condividerli.
E che cosa fa Gesù? Non imita Mosè, non si lamenta; anzi, alza gli occhi al cielo e "pronunzia la benedizione", cioè ringrazia il Padre. Pronunziare la benedizione nel linguaggio biblico vuol proprio dire benedire Dio per i suoi benefici, come facciamo in ogni Eucaristia al momento dell'Offertorio con le parole: "Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane... questo vino"; questa è una preghiera di ringraziamento, di rendimento di grazie.
Gesù rende grazie in un momento in cui non c'è abbondanza: c'è soltanto qualcosa che non è per niente sufficiente. Ma il suo atteggiamento di amore riconoscente sblocca la situazione, perché permette alla generosità del Padre celeste di manifestarsi. Gesù spezza il pane, lo dà ai discepoli e questi alla folla e tutti possono mangiare a sazietà. E viene fuori anche una sovrabbondanza: dodici ceste piene di pezzi avanzati!
Quando ci troviamo in una difficoltà, la prima cosa da fare è aprire gli occhi su ciò che abbiamo a disposizione. Gesù ha detto agli Apostoli di portargli i cinque pani e i due pesci; ha ringraziato Dio per questi doni iniziali. Anche noi dobbiamo incominciare con le possibilità che abbiamo, usandole con amore riconoscente. U lamento infatti chiude ogni possibilità, trasforma le situazioni in vicoli ciechi; il ringraziamento che pone ogni fiducia in Dio invece apre ogni situazione alla generosità divina, permettendo al Signore di sbloccarla. Dio infatti viene in aiuto degli uomini sempre. Li aiuta in modi imprevedibili, e opera meraviglie. E però fondamentale esprimergli il nostro amore riconoscente: questo deve essere l'atteggiamento continuo del cristiano. San Paolo, nella sua prima lettera ai Tessalonicesi, li esorta: "Rendete grazie in ogni circostanza", quindi anche nei momenti difficili e di bisogno. Le situazioni difficili nascondono una grazia che ci viene offerta e che deve essere accolta con rendimento di grazie. I santi, testimoni credibili di questa verità, ci insegnano ad agire così, perché sanno che Dio nelle prove nasconde una grazia preziosa. Accoglierle con amore riconoscente ci apre alla gioia, allo slancio e ci permette di superarle, con l'aiuto del Signore.





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