Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Vangelo del giorno 22 dicembre 2015

Antifona d'ingresso
Sollevate, o porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche:
deve entrare il Re della gloria. (Sal 24,7)

 

PRIMA LETTURA (1Sam 1,24-28)
Anna ringrazia per la nascita di Samuèle.
Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».
E si prostrarono là davanti al Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (1Sam 2)
Rit: Il mio cuore esulta nel Signore, mio Salvatore.
Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia forza s’innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io gioisco per la tua salvezza.

L’arco dei forti s’è spezzato,
ma i deboli si sono rivestiti di vigore.
I sazi si sono venduti per un pane,
hanno smesso di farlo gli affamati.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita.

Il Signore fa morire e fa vivere,
scendere agli inferi e risalire.
Il Signore rende povero e arricchisce,
abbassa ed esalta.

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farli sedere con i nobili
e assegnare loro un trono di gloria.

Canto al Vangelo ()
Alleluia, alleluia.
O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa:
vieni, e salva l’uomo che hai formato dalla terra.
Alleluia.

VANGELO (Lc 1,46-55)
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».



Commento
a cura di
 
 Il canto di Maria.

Spessissimo ci viene proposto questo sublime cantico di lode e di ringraziamento nella liturgia. La sua recita o canto è d’obbligo tutte sere nella celebrazione del Vespro. E nei monaci, religiosi e preti salmodianti allora è presente tutta la Chiesa, tutti i fedeli. Mi sembra allora quando mai naturale al termine della giornata durante la quale tanti doni di Dio ci hanno accompagnato, ripetere con Maria: L’anima mia ringrazia, loda, riconosce la grandezza di Dio che si china a donare le sue grazie non solo a Maria ma tutti noi. Noi, così poveri di ogni merito, stiamo sperimentando le meraviglie del Signore nel dono della fede, speranza e carità, nel susseguirsi dei tempi e celebrazioni liturgiche che ci fa rivivere nelle sue varie fasi il progetto di salvezza di Dio, dal battesimo che ci ha resi figli e eredi del paradiso, e ci ha aperto le porte agli altri sacramenti donatori di grazia fino alla realizzazione dell’oggetto della speranza cristiana e dell’opera redentrice di Gesù: la salvezza eterna. Il ringraziamento quindi è doveroso. Mentre vorrei suggerire ai celebranti di recitare questo cantico mentre lasciano l’altare nel ritorno in sacrestia, lo vedo vantaggioso anche per i fedeli per esprimere la propria gratitudine non solo dopo la Santa Comunione, ma anche in altri momenti in cui si sente il bisogno di innalzare a Dio l’inno di lode per benefici ricevuti. La gratitudine attira sempre nuovi favori, come nel caso dei dieci lebbrosi di cui uno solo ritorna a Gesù per ringraziarlo della guarigione fisica. Con questa ha un dono immensamente più grande, quello della fede.




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