Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Festa della Santa Famiglia anno B

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, festa - Anno B

 Antifona d'ingresso
I pastori si avviarono in fretta
e trovarono Maria e Giuseppe,
e il Bambino deposto nella mangiatoia. (Lc 2,16)

 
Libro della Genesi 15,1-6.21,1-3.
Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: "Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande".
Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco".
Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede".
Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede".
Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza".
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.
Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.
Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Salmi 105(104),1b-2.3-4.5-6.8-9.
Alleluia. Lodate il Signore e invocate il suo nome, proclamate tra i popoli le sue opere.
Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,

cercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiute,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca.

Voi stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
Ricorda sempre la sua alleanza:

parola data per mille generazioni,
l'alleanza stretta con Abramo
e il suo giuramento ad Isacco.

Lettera agli Ebrei 11,8.11-12.17-19.
Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso.
Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare.
Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio,
del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome.
Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.

+Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,22-40.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;
e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;
lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

O M E L I A
a cura di
Qumran2.net
 Monaci Benedettini Silvestrini 
Uno spirituale pellegrinaggio a Nazareth.

Una festa speciale quella della Santa Famiglia di Nazareth. Si tratta di Gesù, Maria e Giuseppe, che vengono additati ad esempio ad ogni famiglia umana. Da tempo, forse da sempre, si parla di famiglia in crisi; ai nostri giorni tale crisi ha assunto proporzioni allarmanti: i casi di separazioni, di divorzi, di matrimoni irregolari e di unioni di fatto, prive del sacro suggello sacramentale, sono sempre più frequenti. Manca un punto di riferimento e un modello imitabile di amore vero, di amore come dono, di unione indissolubile da vivere nell'intima comunione con Dio. Nella famiglie manca il dialogo, manca la preghiera, manca l'unione e viene meno l'amore. Oggi gli occhi dei genitori e dei figli posano il loro sguardo ammirato sulla Santa Famiglia per riscoprire le virtù che adornano quella casa benedetta e quel Figlio e quegli educatori davvero speciali. Possiamo scoprire che sono spesso coinvolti da misteri divini, ma anche che sono chiamati a vivere le semplici e drammatiche vicende umane, non dissimili da quella che ci coinvolgono, ma sempre animati e sorretti dalla preghiera e dalla fede. I protagonisti della Sacra Famiglia sono attenti ai segnali divini non solo per percepire una missione eccezionale e salvifica, ma anche per superare i momenti tragici, per superare le difficoltà quotidiane, anche per affrontare il sacrificio e la croce. Questo incessante dialogo con Dio, che diventa preghiera, che diventa umile docilità alla volontà divina e forza per superare ogni prova e ogni tentazione, è un messaggio da cogliere e da attuare all'interno delle nostre famiglie. Così potremo riscoprire la fortezza che unisce, l'amore che salva, la vera pace e la concordia. Proponiamo oggi ad ogni famiglia, ad ogni mamma ad ogni papà, ad ogni figlio, uno spirituale pellegrinaggio a Nazareth per riempire il proprio spirito delle sublimi virtù di Maria, l'umile ancella del Signore, di Giuseppe, l'uomo giusto, il carpentiere custode della santa famiglia e di Gesù, il Figlio di Dio, che era loro sottomesso e cresceva in età, sapienza e grazia.Sacra Famiglia di Nazareth 
Meditazione
LaParrocchia.it  
Imitare la Santa Famiglia di Nazaret

Fratelli nella fede, dopo aver meditato ed aver accolto Gesù bambino nei nostri cuori, oggi siamo invitati a guardare alla sacra famiglia che Dio ha dato al genere umano come un vero modello di vita, dove regna amore, armonia, contemplazione e silenzio. Siamo invitati a vivere e rivivere le virtù di Maria e l'umiltà di S. Giuseppe e l'obbedienza di Cristo.

"La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda quando sta per fare i suoi due miracoli più belli: dare la vita e ispirare l'amore". (Didier Decoin). In questi ultimi anni la famiglia è stata posta di continuo sotto processo. Si è attribuito ad essa, di volta in volta, la responsabilità di quasi tutti i mali e i fallimenti della società e dei singoli. Purtroppo, la nostra, oggi, è una famiglia in cui spesso, più che l'amore che dovrebbe essere il collante sicuro, trionfano l'egoismo, l'edonismo, la chiusura alla vita nascente. È vero: molti sono i fattori negativi: l'ignoranza, la slealtà, la disonestà, la violenza, la droga, la criminalità, la corruzione, ma non per questo dobbiamo perdere la fiducia e la speranza nel futuro.

Cristo è venuto nella nostra carne umana e ha scelto di essere uno di noi nascendo in una normale famiglia. Gesù è nato solo da qualche ora, e la sua vita è già in pericolo. La sua venuta mette in apprensione Erode che sente vacillare il trono. Coetanei innocenti di Gesù pagano con la vita la follia del sovrano, e Gesù è costretto a cercare asilo lontano da casa. L'angelo, che aveva guidato i passi in giorni meno travagliati, ricorda a Giuseppe la sua nuova missione di custode: "Alzati, e prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. E Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre, nella notte, e fuggì in Egitto". (Mt 2,13-14). Nei due versetti è racchiuso il mistero della vita di Giuseppe. La fede e la docilità al Signore saranno i cardini della sua esistenza.

Anche oggi, su ogni famiglia, come è stato per la famiglia di Nazareth, si addensano minacce che ne mettono in pericolo e in fuga tante famiglie. Ci sono sempre Erodi nell'ombra che tramano contro i progetti di fedeltà, di relazioni fondate su sentimenti delicati e pacificati, di crescita nell'accoglienza reciproca, rispettando ciascuno la libertà dell'altro. Non si può tacere, per esempio, il fatto che Erode di oggi si nasconda dietro il potere economico, il quale con l'assolutezza delle sue leggi altera gli equilibri familiari imponendo ritmi di vita spesso disumani o mortificando pesantemente le decisioni riguardanti i figli e la loro educazione. Sono tante le forze che lavorano per disgregare ciò che l'amore ha unito. Per questo, oggi, celebrare il Natale significa ricevere il bambino Gesù con l'animo di Giuseppe, pronto ad affidare a Dio il proprio futuro.

"Nazareth ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione d'amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile" (Paolo VI). Preghiamo il Signore affinché le nostre famiglie possano vivere pienamente nella fede la realtà sacramentale del matrimonio. Maria e Giuseppe hanno atteso, pregato, sperato.
Le difficoltà le hanno affidate al Padre, contemplando quel bambino che della presenza di Dio era il segno più luminoso. La famiglia si salva se non si rinuncia mai a cercare, se non si stanca mai di sperare, se non si rinunci mai a pregare. Chi crede in Dio sa con certezza che ogni ostacolo può essere superato, ogni Erode può essere vinto.
Sia lodato Gesù Cristo. 




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