Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

La seconda parola "Oggi sarai con me in Paradiso"

Sul pianoro roccioso accanto alle tre croci stavano quattro romani a fare la guardia. A loro non importava la regalità di Gesù, erano soldati istruiti ed addestrati alla crudeltà ed il loro compito era quello di tenere a bada la folla. Questa folla era agitata ed istigata dai Sommi sacerdoti ad insultare Gesù. I sacerdoti videro Gesù innalzato da terra con le mani ed i piedi inchiodati, con le corde che tenevano stretti i polsi e le caviglie ed il torace per evitare che i chiodi strappassero la carne, pensarono di aver finalmente vinto e visto che il loro desiderio maligno era una realtà palpabile, erano felici. “Non scenderà più dalla croce”, si dicevano e l’atteggiamento di sottomissione e di dolore di Gesù dava loro la sicurezza che ogni Suo potere sicuramente era svanito.

Anche se prima Egli aveva operato dei miracoli indiscutibili, vedendolo sulla croce i soldati pensavano che erano stati tutti trucchi ben costruiti.Se realmente aveva salvato tante persone, perché non dimostrava la Sua potenza salvando se stesso? Gli avevano chiesto di scendere dalla croce per dimostrare che Egli era Figlio di Dio, ma Egli rifiutò. Dissero: ”Se sei il Cristo, Figlio di Dio, Re d’Israele, se hai il potere di distruggere il tempio e riedificarlo in tre giorni, salva te stesso, tutti saranno testimoni e noi crederemo”, senza aggiungere però “noi crederemo se dopo la Tua morte vedremo il Tuo corpo risorto”. Perché quel Suo Padre più potente di Lui e che era sempre con Lui non mandava degli angeli a salvarlo? Quello era il momento ideale per far valere i suoi diritti. Erano tutti agitati, e più il tempo passava più urlavano, perché avevano paura che Gesù accettasse la loro sfida. Ma Gesù non disse e non fece niente, facendo brillare la Sua generosità offrendo per primo e per tutti un esempio d’amore indulgente nell’agonia e nella morte rimanendo sulla croce fino all’ultima goccia del Suo sangue ed adempiendo così fino all’ultimo la volontà del Padre.

Anche i soldati romani ripetevano gli insulti rivolti a Gesù alzando i calici colmi di vino ed invitandoLo a brindare con loro; dicevano: “Tu che ti sei degnato di mangiare e bere con i pubblicani ed i peccatori, puoi degnarti di bere un sorso con noi!. Egli si poteva aspettare un simile comportamento dai soldati, dagli scribi e dai farisei, ma quel giorno anche i pubblicani che aveva sempre difeso gli erano contro e l’oltraggio che lo feriva di più era quello che veniva dalle croci ai Suoi fianchi.

Tutto questo anche se era stato considerato amico e difensore dei pubblicani e dei peccatori, anche se aveva affermato che nel Regno dei Cieli c’era posto anche per loro e, attraverso le parabole mostrava la Sua preferenza per gli oppressi, per la pecorella smarrita ed il figliol prodigo avvilito, chiunque gli chiedeva aiuto lo esaudiva, ed era riconosciuto come l’unto del Signore, il Figlio di Dio. Un paralitico era andato da Lui implorando la guarigione e se ne ritornò guarito, una prostituta cadde ai Suoi piedi e divenne una delle Sue creature predilette, un apostolo lo confessò come Figlio di Dio ed Egli lo nominò Capo della Sua Chiesa universale.

Ma in quel momento l’avevano lasciato tutti a ricevere un’ingiusta ricompensa. Egli aveva dichiarato di essere un Re ma non di questo mondo e che doveva prendere possesso del Suo Regno attraverso la barriera della morte. Ai Suoi fianchi c’erano i due malfattori e uno di essi lo insultava mentre l’altro Gli chiedeva di ricordarsi di Lui quando era nel Suo Regno; così avrebbe potuto morire in pace. Sapeva in chi doveva riporre la sua fede anche se apparentemente era sconfitto in croce. Colui che era stato mandato per le pecore smarrite non si era fatto aspettare dal peccatore smarrito ma si era affrettato ad accoglierlo nel Suo ovile. Possiamo soffermarci, come ha fatto Gesù, su questa espressione del suo compagno di sventura sulla croce, il peccatore pentito, il buon ladrone com’è stato chiamato:”In verità noi riceviamo ciò che è giusto per il nostro comportamento, Ma quest’uomo non ha fatto nulla di male”.

E diceva a Gesù: “Signore, ricordati di me quando sarai giunto nel Tuo Regno”. E’ stato un atto di fede che ha fatto breccia nel cuore di Gesù che aveva premiato sua Madre tempo prima a Cana, che aveva esaltato la fede del centurione romano a Cafarnao, che aveva glorificato nella regione di Tiro la fede della donna sirofenicia e quella di Simone per la sua coraggiosa professione di fede e così, per la stessa professione, premia questo ladrone.

“Ricordarlo” era l`unica cosa che il moribondo chiedeva sul letto di morte e Gesù volse il capo verso il compagno di pena e parlò con formula solenne come era abituato a fare quando annunciava la verità e disse:”in verità ti dico che oggi tu sarai con me in paradiso.”


La seconda parola Gesù, dall'alto della Croce, la rivolge ai peccatori: il ladro crocifisso alla sua destra riconosce in quell'uomo condannato a morte il Signore: "Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno...". In quella terribile e folle rivolta dell'uomo contro Dio, l'unica voce che si leva in un riconoscimento di lode è quella di un ladro, un condannato a morte: egli aveva riconosciuto il Signore per quello che era! Ed in cambio ricevette una promessa che prima di lui nessuno aveva ricevuto: "Oggi sarai con me nel paradiso...", una promessa di vita eterna ad un uomo che si era pentito all'ultimo momento. Ma quell'ultimo momento gli valse tutto: la nostra salvezza preme a Dio più che a noi stessi.

Preghiamo

O Signore, tu sei il mio bene, nulla ho fuori di te. Non mi lascerai solo e non permetterai che il tuo servo veda la corruzione. Mi indicherai la via della vita, la pienezza della gioia al tuo cospetto, le delizie perenni alla tua destra. Per Cristo nostro Signore
Amen.




La prima Parola
La seconda Parola
La terza Parola
La quarta Parola
La quinta Parola
La sesta e la settima Parola
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